Artissima
Artissima 2022
Veduta dello stand

In occasione di Artissima 2022, Renata Fabbri ha il piacere di presentare un dialogo tra Matthieu Haberard (Tolose, 1991), Sophie Ko (Tblisi, 1981) e Lulù Nuti (Roma, 1988). Curato come una “tripla personale”, il progetto include una selezione di opere inedite che confronta linguaggio scultoreo e medium pittorico, esplorandone affinità e potenzialità.

Spaziando tra linguaggi espressivi eterogenei, la pratica artistica di Matthieu Haberard esplora la soglia che separa infanzia ed età adulta. Proprio in quel limbo, ambiguo e pieno di possibilità, la poetica dell’artista prende forma, in equilibrio tra l’immaginario fanciullesco e un’ironica rappresentazione della realtà. Attraverso uno sguardo sarcastico, Haberard crea sculture ispirate all’universo dei giocattoli, fatti di materiali riciclati come legno e cartone. Le sculture si ispirano all’immaginario medievale, evocando simboli e iconografie come ad esempio maschere, spade e armature finemente decorate. L’artista pone arte e gioco sullo stesso piano e avverte lo spettatore della violenza e la guerra, siano esse fisiche, politiche, economiche o culturali.

Nelle opere di Sophie Ko gioca un ruolo importante il tempo, che crea una forte relazione simbolica tra i materiali usati e le immagini create. L’instabilità dei materiali, legata al passare del tempo, è l’elemento chiave nella ricerca dell’artista. Ko utilizza polvere di pigmento puro e cenere generata da immagini di famose opere d’arte bruciate e crea composizioni potenti che sono allo stesso tempo monumentali e fragili. La forza di gravità agisce sulla materia e crea crepe e frane nell’opera d’arte: tracce tangibili dell’invisibile passare del tempo.

Partendo da una profonda relazione con la materia, Lulù Nuti crea sculture e installazioni che mettono in dubbio il concetto di equilibrio, precarietà e cambiamento. La sua ricerca analizza la sensazione di responsabilità e impotenza che il nostro tempo provoca negli esseri umani e la loro relazione con la natura. Le opere dell’artista sono fatte di materiali duttili e da costruzione – cemento, gesso, ferro, bronzo, rame- e sono caratterizzate dall’imprevedibilità del materiale, che può generare forme irregolari. L’arte di Nuti evoca narrazioni ancestrali ed è presentata allo spettatore come rivisitazione del globo terrestre, invitandolo a riflettere sul nuovo mondo e i nuovi modi di stare al mondo.

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