Fin dalle prime fasi del suo sviluppo, il lavoro di Giovanni Kronenberg è stato caratterizzato da una stretta relazione/reciprocità tra la scultura – definita da un approccio radicalmente fisico e formale – e il disegno, che anticipa o segue le caratteristiche tattili ed ergonomiche della scultura. Nel corso degli anni le sue opere su carta sono state oggetto di un’evoluzione: partendo da una grafite nera pura, queste opere si sono gradualmente trasformate e aperte al colore. Questo passaggio ha evidenziato le peculiarità di questi disegni: sono forme sinuose, sospese, prive di qualsiasi connotazione spaziale, le cui superfici sono significativamente ravvivate dal colore. Sono figure misteriose che suggeriscono una materialità leggera inscritta in uno spazio astratto.

Come le sculture di Kronenberg, queste immagini suscitano la curiosità dello spettatore senza rivelare nulla della propria identità. Alcune di esse ricordano strutture naturali in progressiva ramificazione – come cristalli, pietre preziose o spugne marine, tutti oggetti che l’artista ha spesso utilizzato nelle sue sculture – che si estendono nello spazio o si ammassano su se stesse come cancri. Recentemente l’artista ha iniziato a implementare una foglia di 22 carati, utilizzandola sia come sfondo che come elemento chiave della composizione. Affidandosi a diversi materiali preziosi – come l’oro, l’argento e la malachite – Kronenberg immagina le sue opere come icone bizantine del XV e XVI secolo, condividendo con esse una natura senza tempo.

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