- Sophie Ko,
- Serena Vestrucci
poem without word
Studio la Città, Verona
25 novembre 2023 – 27 gennaio 2024
A cura di Stanislao Vialardi
Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.
Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.

Permeate da una sottile ironia verso la contemporaneità, le opere di Serena Vestrucci (Milano, 1986) sondano l’ovvietà delle piccole cose, dando voce a ciò che spesso è nascosto, dimenticato o messo in secondo piano. Attraverso un linguaggio giocoso, ma diretto e provocatorio, l’artista eleva l’ambiguità a elemento fondante per una comprensione più accurata della realtà.
Vestrucci ha esposto il proprio lavoro in mostre personali presso numerose istituzioni italiane tra cui: Casa Gramsci, Torino; Galleria Renata Fabbri, Milano; Galleria FuoriCampo, Siena; Galleria d’Arte Moderna, Verona; Museo Archeologico Salinas, Palermo; Marsèlleria Permanent Exhibition, Milano; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; Galleria Ottozoo, Milano. Tra le mostre collettive: Palazzo Ducale, La Biennale di Gubbio; Palazzo Merulana, Roma; Palazzo Grillo, Genova; Museo MAXXI, Roma; Fondazione Stefan Gierowski, Varsavia; Fondazione Made in Cloister, Napoli; Fondazione Imago Mundi, Treviso; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; Palazzo Reale, Milano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Galleria d’Arte Moderna, Milano; Palazzo Del Medico, Carrara; Casa Testori, Novate Milanese; Blitz, Valletta, Malta; IIC, New York; IIC, Londra; IIC, Varsavia; IIC, Cracovia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; FRISE Künstlerhaus, Amburgo; Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno; Stedelijk Museum, ‘S–Hertogenbosch. Nel 2017 vince la diciottesima edizione del Premio Cairo e viene selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente nell’ambito della commissione di arte pubblica ArtLine Milan
Permeate da una sottile ironia verso la contemporaneità, le opere di Serena Vestrucci (Milano, 1986) sondano l’ovvietà delle piccole cose, dando voce a ciò che spesso è nascosto, dimenticato o messo in secondo piano. Attraverso un linguaggio giocoso, ma diretto e provocatorio, l’artista eleva l’ambiguità a elemento fondante per una comprensione più accurata della realtà.
Vestrucci ha esposto il proprio lavoro in mostre personali presso numerose istituzioni italiane tra cui: Casa Gramsci, Torino; Galleria Renata Fabbri, Milano; Galleria FuoriCampo, Siena; Galleria d’Arte Moderna, Verona; Museo Archeologico Salinas, Palermo; Marsèlleria Permanent Exhibition, Milano; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; Galleria Ottozoo, Milano. Tra le mostre collettive: Palazzo Ducale, La Biennale di Gubbio; Palazzo Merulana, Roma; Palazzo Grillo, Genova; Museo MAXXI, Roma; Fondazione Stefan Gierowski, Varsavia; Fondazione Made in Cloister, Napoli; Fondazione Imago Mundi, Treviso; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; Palazzo Reale, Milano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Galleria d’Arte Moderna, Milano; Palazzo Del Medico, Carrara; Casa Testori, Novate Milanese; Blitz, Valletta, Malta; IIC, New York; IIC, Londra; IIC, Varsavia; IIC, Cracovia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; FRISE Künstlerhaus, Amburgo; Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno; Stedelijk Museum, ‘S–Hertogenbosch. Nel 2017 vince la diciottesima edizione del Premio Cairo e viene selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente nell’ambito della commissione di arte pubblica ArtLine Milan

- Serena Vestrucci
L’opera Abbronzatissimi (2023) è entrata ufficialmente nella collezione permanente del Museo Santa Maria della Scala a Siena.
- Sophie Ko
Scuderie e Parco del Castello di Miramare, Trieste
6 dicembre 2024 – 9 novembre 2025
A cura di Melania Rossi
- Giovanni Kronenberg
A cura del Collettivo Curatoriale di studenti della Luiss Business School
COSMO Trastevere, Roma
Piazza di Sant’Apollonia, 13
18 dicembre 2024 – 15 gennaio 2025
Opening 18 dicembre, 19.30 – 22.30
- Giovanni Kronenberg
Palazzo Collicola, Spoleto
14 dicembre – 23 febbraio 2024
Inaugurazione sabato 14 dicembre, ore 11.30
A cura di Saverio Verini