Riguardo la mostra

Renata Fabbri arte contemporanea è lieta di annunciare In the Off Hours, la prima personale in Italia dell’artista Elif Erkan (Ankara, Turchia, 1985). In mostra una serie di opere scultoree inedite, accompagnate da una proiezione video, che richiamano l’attenzione sui temi della sostenibilità ecologica e ambientale.

Attraverso un approccio orientato al processo, la pratica artistica di Elif Erkan indaga le connotazioni emotive e psicologiche interne alle strutture socio-economiche, politiche e culturali della contemporaneità. Tale dimensione, affettiva e mutevole, è al centro della produzione dell’artista, che si contraddistingue per l’utilizzo di materiali scultorei tradizionali combinati a elementi e iconografie del consumismo odierno e delle sue dipendenze. Mediante gesti seriali, di impressione, di accumulazione e rimozione, Erkan interviene in modo spontaneo sulla materia di cui si serve per creare le sue sculture, lasciando al comportamento irrazionale di questa, la facoltà di generare oggetti
misteriosi ed accidentali. Questi oggetti, apparentemente contraddittori ma accomunati da una delicata organicità, conservano e sublimano nel loro stato “compiuto”, l’impronta dell’azione trasformativa dell’artista, che ne ha definito la sembianza, rivelando, dietro un’illusoria solidità plastica, l’essenza transitoria e vulnerabile della stessa.

In occasione della sua prima mostra in galleria, Erkan presenta una produzione di nuovi lavori che, legati a una sua esperienza personale su una nave da crociera, interrogano la presunta sostenibilità ambientale delle compagnie di navigazione turistiche – decantata dalle stesse come primaria responsabilità aziendale. Allestite alle pareti della galleria, una serie di sculture realizzate con una plastilina biodegradabile che allude, a livello cromatico, alla natura pericolosa e al contempo vitale dell’acqua del mare. Ricavati dal calco di imballaggi o, ancora, utilizzando frammenti di manifesti pubblicitari presenti sulle navi per incrementare la sensibilità ecologica dei passeggeri e dei dipendenti, tali ambigui artefatti palesano l’ipocrisia di un sistema mascherato da allettanti promesse: volto al profitto economico a scapito della salvaguardia ambientale.

In dialogo con le opere a parete, un gruppo di sculture dalla forma stalagmitica, disseminate sulla pavimentazione e composte di un amalgama di argilla, gesso e cemento, sembrano trasportarci nell’abisso del mare, nei recessi del pianeta terra, nel flusso incessante, silente e opulento, degli scarti globali. Collegate fra loro da lunghe catene, le sculture “connotano” gli ambienti espositivi, simulando – attraverso una struttura divisoria e labirintica – i lunghi momenti di attesa in coda che i turisti trascorrono prima di salire a bordo. Così sospese, come in stato di “potenziale attivazione”, le opere in mostra – accompagnate da una proiezione video caratterizzata da una dimensione intima e partecipativa – guidano l’osservatore, invitandolo a meditare sul valore di un tempo che, svincolato da impegni e restrizioni, possa indurlo nella formulazione di un pensiero critico sul mondo: una sorta di intervallo, appunto, in cui è possibile fare esperienza di un pensiero diverso.

Renata Fabbri arte contemporanea è lieta di annunciare In the Off Hours, la prima personale in Italia dell’artista Elif Erkan (Ankara, Turchia, 1985). In mostra una serie di opere scultoree inedite, accompagnate da una proiezione video, che richiamano l’attenzione sui temi della sostenibilità ecologica e ambientale.

Attraverso un approccio orientato al processo, la pratica artistica di Elif Erkan indaga le connotazioni emotive e psicologiche interne alle strutture socio-economiche, politiche e culturali della contemporaneità. Tale dimensione, affettiva e mutevole, è al centro della produzione dell’artista, che si contraddistingue per l’utilizzo di materiali scultorei tradizionali combinati a elementi e iconografie del consumismo odierno e delle sue dipendenze. Mediante gesti seriali, di impressione, di accumulazione e rimozione, Erkan interviene in modo spontaneo sulla materia di cui si serve per creare le sue sculture, lasciando al comportamento irrazionale di questa, la facoltà di generare oggetti
misteriosi ed accidentali. Questi oggetti, apparentemente contraddittori ma accomunati da una delicata organicità, conservano e sublimano nel loro stato “compiuto”, l’impronta dell’azione trasformativa dell’artista, che ne ha definito la sembianza, rivelando, dietro un’illusoria solidità plastica, l’essenza transitoria e vulnerabile della stessa.

In occasione della sua prima mostra in galleria, Erkan presenta una produzione di nuovi lavori che, legati a una sua esperienza personale su una nave da crociera, interrogano la presunta sostenibilità ambientale delle compagnie di navigazione turistiche – decantata dalle stesse come primaria responsabilità aziendale. Allestite alle pareti della galleria, una serie di sculture realizzate con una plastilina biodegradabile che allude, a livello cromatico, alla natura pericolosa e al contempo vitale dell’acqua del mare. Ricavati dal calco di imballaggi o, ancora, utilizzando frammenti di manifesti pubblicitari presenti sulle navi per incrementare la sensibilità ecologica dei passeggeri e dei dipendenti, tali ambigui artefatti palesano l’ipocrisia di un sistema mascherato da allettanti promesse: volto al profitto economico a scapito della salvaguardia ambientale.

In dialogo con le opere a parete, un gruppo di sculture dalla forma stalagmitica, disseminate sulla pavimentazione e composte di un amalgama di argilla, gesso e cemento, sembrano trasportarci nell’abisso del mare, nei recessi del pianeta terra, nel flusso incessante, silente e opulento, degli scarti globali. Collegate fra loro da lunghe catene, le sculture “connotano” gli ambienti espositivi, simulando – attraverso una struttura divisoria e labirintica – i lunghi momenti di attesa in coda che i turisti trascorrono prima di salire a bordo. Così sospese, come in stato di “potenziale attivazione”, le opere in mostra – accompagnate da una proiezione video caratterizzata da una dimensione intima e partecipativa – guidano l’osservatore, invitandolo a meditare sul valore di un tempo che, svincolato da impegni e restrizioni, possa indurlo nella formulazione di un pensiero critico sul mondo: una sorta di intervallo, appunto, in cui è possibile fare esperienza di un pensiero diverso.

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