Entr~Acte
Renata Fabbri è lieta di presentare Entr~Acte, una mostra collettiva, pensata come progetto speciale in aggiunta alla programmazione ufficiale della galleria, che seleziona e raggruppa una serie di approcci pittorici e scultorei di giovani figure dell’arte contemporanea italiana. Il titolo, che tradotto in lingua italiana significa letteralmente “intermezzo”, è un omaggio al cortometraggio Entr’acte (1924) del regista francese René Clair – fra le opere cinematografiche più significative delle avanguardie degli anni Venti e manifesto per antonomasia del cinema dadaista.
Originariamente ideato per essere proiettato come intervallo fra i due tempi del balletto svedese Relâche di Francis Picabia – musicato da Erik Satie e messo in scena per il Théâtre des Champs Élysées di Parigi dalla compagnia dei Ballets Suédois di Jean Börlin – Entr’acte si struttura come un assurdo e stravagante balletto di personaggi e situazioni grottesche, in cui il rutilare di immagini, assieme al montaggio ludico e sperimentale, vogliono stimolare e indurre la libera associazione di idee e sensazioni estetiche. Di fronte alla visione di otto scene senza alcuna continuità logica, lo spettatore si trova così proiettato in un sogno ad occhi aperti, in un vero e proprio non-sense concettuale in cui l’irrazionalismo delle situazioni rappresentate e il comportamento degli stessi personaggi – pervaso da una sorta di acre e dissacrante umorismo – ripropongono lo spirito delle serate Dada, all’insegna dell’improvvisazione e del caso.
A partire da tale caposaldo della cinematografia d’avanguardia, la mostra collettiva Entr~Acte accoglie e instaura un dialogo fra undici pratiche artistiche, le quali – poiché non legate tra loro da particolari intenzioni narrative o formali – ripropongono e sostengono una vitalità espressiva che permette ad ognuna di queste di associarsi, dissociarsi, comporsi, scomporsi e ricomporsi in piena libertà. Le possibilità di dialogo che si innescano all’interno di uno scenario così ampio e sfaccettato, ricco di esperienze e visioni soggettive, evidenzia infatti quanto sia variabile la percezione di uno stesso concetto o di uno stesso momento esperito. Così come nelle sequenze irrazionali del cortometraggio, i singoli si fanno portavoce di una propria identità e di un proprio inventario di pensieri in grado di inscriversi e stravolgere le logiche del quotidiano, mettendo in discussione la stessa percezione della realtà e mostrando nuovi punti di vista.
Allestita, negli spazi espositivi della galleria Renata Fabbri, è dunque una coreografia, inconscia e stravolta, in cui ciascun lavoro trasporta lo spettatore in una dimensione di volta in volta differente, invitandolo a nutrirsi di nuove immagini e nuove storie. La coralità delle opere in mostra – per la maggior parte inedite e pensate in dialogo con il luogo nel quale si inseriscono – conferma il desiderio della galleria di sostenere i molteplici linguaggi dell’arte contemporanea, aprendosi al confronto con giovani artisti e ponendosi come luogo di sperimentazione e osservazione delle esigenze contemporanee.
Renata Fabbri è lieta di presentare Entr~Acte, una mostra collettiva, pensata come progetto speciale in aggiunta alla programmazione ufficiale della galleria, che seleziona e raggruppa una serie di approcci pittorici e scultorei di giovani figure dell’arte contemporanea italiana. Il titolo, che tradotto in lingua italiana significa letteralmente “intermezzo”, è un omaggio al cortometraggio Entr’acte (1924) del regista francese René Clair – fra le opere cinematografiche più significative delle avanguardie degli anni Venti e manifesto per antonomasia del cinema dadaista.
Originariamente ideato per essere proiettato come intervallo fra i due tempi del balletto svedese Relâche di Francis Picabia – musicato da Erik Satie e messo in scena per il Théâtre des Champs Élysées di Parigi dalla compagnia dei Ballets Suédois di Jean Börlin – Entr’acte si struttura come un assurdo e stravagante balletto di personaggi e situazioni grottesche, in cui il rutilare di immagini, assieme al montaggio ludico e sperimentale, vogliono stimolare e indurre la libera associazione di idee e sensazioni estetiche. Di fronte alla visione di otto scene senza alcuna continuità logica, lo spettatore si trova così proiettato in un sogno ad occhi aperti, in un vero e proprio non-sense concettuale in cui l’irrazionalismo delle situazioni rappresentate e il comportamento degli stessi personaggi – pervaso da una sorta di acre e dissacrante umorismo – ripropongono lo spirito delle serate Dada, all’insegna dell’improvvisazione e del caso.
A partire da tale caposaldo della cinematografia d’avanguardia, la mostra collettiva Entr~Acte accoglie e instaura un dialogo fra undici pratiche artistiche, le quali – poiché non legate tra loro da particolari intenzioni narrative o formali – ripropongono e sostengono una vitalità espressiva che permette ad ognuna di queste di associarsi, dissociarsi, comporsi, scomporsi e ricomporsi in piena libertà. Le possibilità di dialogo che si innescano all’interno di uno scenario così ampio e sfaccettato, ricco di esperienze e visioni soggettive, evidenzia infatti quanto sia variabile la percezione di uno stesso concetto o di uno stesso momento esperito. Così come nelle sequenze irrazionali del cortometraggio, i singoli si fanno portavoce di una propria identità e di un proprio inventario di pensieri in grado di inscriversi e stravolgere le logiche del quotidiano, mettendo in discussione la stessa percezione della realtà e mostrando nuovi punti di vista.
Allestita, negli spazi espositivi della galleria Renata Fabbri, è dunque una coreografia, inconscia e stravolta, in cui ciascun lavoro trasporta lo spettatore in una dimensione di volta in volta differente, invitandolo a nutrirsi di nuove immagini e nuove storie. La coralità delle opere in mostra – per la maggior parte inedite e pensate in dialogo con il luogo nel quale si inseriscono – conferma il desiderio della galleria di sostenere i molteplici linguaggi dell’arte contemporanea, aprendosi al confronto con giovani artisti e ponendosi come luogo di sperimentazione e osservazione delle esigenze contemporanee.
Adelisa Selimbašić, Le Bagnanti, 2021Olio su tela, 273x304 cm.
Ambra Castagnetti, BALALAIKA, 2021Ceramica, smalto metallizzato, 20x20x100 cm.
Il mondo è sempre lo stesso, 2020Acrilico su tela, 35x20 cm.
Andrea Martinucci, Turbomondi (tentativo di presa), 2020Acilico, grafite e polvere su tela da proiezione, 42,5x30,5 cm.
Francesco Maluta, Non chi comincia ma quel che persevera, 2021Olio su tela, 200x180 cm.
Jimmy Milani, For us to be one, 2021Dittico, acrilico su tela, 23x30 cm (ognuno).
Francesco Pacelli, I wonder who you were when you weren’t there, 2019Resina epossidica, resina poliuretana, cellulosa, resina, ceramica, acrilici, spray, luci LED flessibili, 88x65x53 cm.
Ottavia Plazza, Ferguson nel quadro, 2021Olio su tela, 180x130 cm.
Ottavia Plazza, Origame, 2020Olio e pastello su carta, 40x50 cm.
Secondo tentativo di immersione o la piscina, 2021Legno laccato, mdf, 40x100x115 cm (dettaglio).
Secondo tentativo di immersione o la piscina, 2021Legno laccato, mdf, 40x100x115 cm (dettaglio).
Andrea Martinucci, Turbomondi (balletto su Sonata n. 6 Vivace), 2020Acrilico, grafite e polvere su tela da proiezione, 161,5x83,5 cm.
Ludovica Anversa, Kiki’s kiss (I) e (II), 2021Olio su lino, 30x35 cm.
Ennesima occasione sprecata, 2021Acrilico su tela, 35x20 cm.
Ludovico Orombelli, Piumino, 2021Tempera staccata su tela di lino pattina, 150x200 cm.
- Andrea Martinucci
- Bea Bonafini,
- Andrea Martinucci,
- Serena Vestrucci
14 – 16 Ottobre, 2022
Main Section
Pad. 12 – Booth H7
- T-Yong Chung,
- Andrea Martinucci,
- Florian Roithmayr
11-13 Ottobre, 2019
Pad. 12 – Booth SC7
- Rebecca Ackroyd,
- Sophie Ko,
- Andrea Martinucci
13-15 Ottobre, 2018
Pad. 12 – Booth SC7
- Serena Vestrucci
L’opera Abbronzatissimi (2023) è entrata ufficialmente nella collezione permanente del Museo Santa Maria della Scala a Siena.




















































