- T-Yong Chung,
- Andrea Martinucci,
- Florian Roithmayr
ArtVerona
11-13 Ottobre, 2019
Pad. 12 – Booth SC7
Andrea Martinucci, 30012018.jpeg, 2018Acrilico e matita su tela con alluminio, 40x50 cm
Florian Roithmayr, these here withins, 2018Veduta dell’installazione presso il Museum of Classical Archaeology, Cambridge
T-Yong Chung, John Keats, 2019Bronzo (Ritratto), 25x25x43 cm
T-Yong Chung (Tae-gu, Corea del Sud, 1977) vive e lavora a Milano. La classicità, l’arte povera e il minimalismo sono elementi che ritornano nei suoi lavori scultorei ed installativi, in cui la tensione fra la pienezza della cultura occidentale e l’essenzialità di quella orientale, genera un pieno equilibrio formale. L’artista utilizza spesso materiali di scarto, come sedie antiche, utensili arrugginiti e pezzi di lamiera che smembra e ricompone, leviga e lucida, conferendo loro una nuova identità, sempre legata alla dignità del passato. Note sono le sue sculture raffiguranti volti umani realizzati in gesso, ceramica, resina, cera e bronzo. Ispirati a personaggi della classicità greca e romana, così come a figure più contemporanee della cultura europea vicine alla quotidianità e all’esperienza personale dell’artista, questi busti si contraddistinguono per un taglio netto – realizzato a mano e successivamente levigato dall’artista – che ne astrae le sembianze, evocando così l’idea di un’assenza, una presenza interrotta o sospesa. È attraverso questo processo di sottrazione e cancellazione – gesti intesi, nella cultura orientale, come atti generativi – che le opere dell’artista rivelano la propria essenza nella ricerca di nuove prospettive spaziali, nuovi spazi costruttivi ed identitari.
T-Yong Chung si è laureato in Environmental Sculpture presso l’Università di Seoul e ha successivamente conseguito il Diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2016 ha partecipato all’ACAW, Field Meeting Take 4, Solomon R.Guggenheim Museum & Asia Society, New York e al Gangjeong Contemporary Art Festival, The ARC, Tae-gu (Corea del Sud). Il suo lavoro è stato esposto al Padiglione Esprit Nouveau di Bologna, allo Space BAR di Tae-gu (Corea del Sud), al Museo d’arte contemporanea di Lissone, al Nuovo Spazio Espositivo di Casso nell’ambito della rassegna Dolomiti Contemporanee, alla Fondazione Spinola Banna di Torino, alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento. Sue mostre personali si sono tenute alla galleria Renata Fabbri, Otto Zoo, allo spazio MARS di Milano e alla Car Project Gallery di Bologna. Ha partecipato a numerose residenze e workshop in Italia, tra cui: Museo Carlo Zauli di Faenza, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e a Madeinfinlandia a Pergine Valdarno.
T-Yong Chung (Tae-gu, Corea del Sud, 1977) vive e lavora a Milano. La classicità, l’arte povera e il minimalismo sono elementi che ritornano nei suoi lavori scultorei ed installativi, in cui la tensione fra la pienezza della cultura occidentale e l’essenzialità di quella orientale, genera un pieno equilibrio formale. L’artista utilizza spesso materiali di scarto, come sedie antiche, utensili arrugginiti e pezzi di lamiera che smembra e ricompone, leviga e lucida, conferendo loro una nuova identità, sempre legata alla dignità del passato. Note sono le sue sculture raffiguranti volti umani realizzati in gesso, ceramica, resina, cera e bronzo. Ispirati a personaggi della classicità greca e romana, così come a figure più contemporanee della cultura europea vicine alla quotidianità e all’esperienza personale dell’artista, questi busti si contraddistinguono per un taglio netto – realizzato a mano e successivamente levigato dall’artista – che ne astrae le sembianze, evocando così l’idea di un’assenza, una presenza interrotta o sospesa. È attraverso questo processo di sottrazione e cancellazione – gesti intesi, nella cultura orientale, come atti generativi – che le opere dell’artista rivelano la propria essenza nella ricerca di nuove prospettive spaziali, nuovi spazi costruttivi ed identitari.
T-Yong Chung si è laureato in Environmental Sculpture presso l’Università di Seoul e ha successivamente conseguito il Diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2016 ha partecipato all’ACAW, Field Meeting Take 4, Solomon R.Guggenheim Museum & Asia Society, New York e al Gangjeong Contemporary Art Festival, The ARC, Tae-gu (Corea del Sud). Il suo lavoro è stato esposto al Padiglione Esprit Nouveau di Bologna, allo Space BAR di Tae-gu (Corea del Sud), al Museo d’arte contemporanea di Lissone, al Nuovo Spazio Espositivo di Casso nell’ambito della rassegna Dolomiti Contemporanee, alla Fondazione Spinola Banna di Torino, alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento. Sue mostre personali si sono tenute alla galleria Renata Fabbri, Otto Zoo, allo spazio MARS di Milano e alla Car Project Gallery di Bologna. Ha partecipato a numerose residenze e workshop in Italia, tra cui: Museo Carlo Zauli di Faenza, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e a Madeinfinlandia a Pergine Valdarno.

Andrea Martinucci (Roma, 1991) vive e lavora fra Milano e Roma. Il suo fare artistico si nutre di assemblaggi e intricate sovrapposizioni pittoriche capaci di generare ambientazioni rarefatte e surreali. Attraverso processi di lacerazione, frammentazione e ricomposizione dell’immagine, l’artista crea narrazioni metaforiche non lineari che utilizzano l’umorismo, l’assurdità e la poesia per esplorare temi come l’amnesia, il trauma e la sublimazione. Nel tentativo di ipotizzare forme e dimensioni “altre” di esistenza, Martinucci interroga l’ordinarietà della realtà circostante accogliendo attraverso il medium pittorico tutto ciò che è fortuito ed ignoto. Guanti in lattice, sedie, scarpe, elementi vegetali – detriti di una società che accelera inesorabilmente verso il proprio collasso – sono i soggetti ricorrenti nei suoi lavori. Attingendo da inconsce reminiscenze che emergono sotto forma di libere associazioni, Martinucci invita lo spettatore ad esplorare mondi indefiniti e sospesi, nuovi spazi entro cui maturare una maggiore consapevolezza del proprio io interiore.
Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive presso: IIC Los Angeles (2022); IUNO, Roma (2022); Renata Fabbri, Milano (2022, 2021 e 2019); VUNU Gallery, Kosice (2020); ZETA Contemporary Art Center, Tirana (2021); Tang Contemporary Art, Hong Kong (2020); In De Ruimte, Gent (2019); Palazzo Reale, Milano (2019); FuturDome, Milano (2017); Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto (2017); Institut Français – Palazzo delle Stelline, Milano (2016); Mattatoio, Roma (2016); Palazzo delle Esposizioni, Roma (2012); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2012) e Fondazione Pastificio Cerere, Roma (2012). Nel 2020 Martinucci è tra i vincitori di Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere (MAECI-DGSP/MiC-DGCC), con l’opera Turbomondi (Melodia), una video installazione destinata alla collezione pubblica dell’Istituto Centrale per la Grafica, Roma. Ha preso parte a diversi progetti tra cui: Tonight we are young – New Italian Art, Triennale, Milano (2022); Fenomeno Pasquarosa, La Fondazione – Fondazione Nicola Del Roscio, Roma (2020); MANIFesta – Iniziative di II, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2021); Rereading the Archive, Fondazione ICA Milano (2022) e SPRINT, Spazio O’, Milano (2017).
Andrea Martinucci (Roma, 1991) vive e lavora fra Milano e Roma. Il suo fare artistico si nutre di assemblaggi e intricate sovrapposizioni pittoriche capaci di generare ambientazioni rarefatte e surreali. Attraverso processi di lacerazione, frammentazione e ricomposizione dell’immagine, l’artista crea narrazioni metaforiche non lineari che utilizzano l’umorismo, l’assurdità e la poesia per esplorare temi come l’amnesia, il trauma e la sublimazione. Nel tentativo di ipotizzare forme e dimensioni “altre” di esistenza, Martinucci interroga l’ordinarietà della realtà circostante accogliendo attraverso il medium pittorico tutto ciò che è fortuito ed ignoto. Guanti in lattice, sedie, scarpe, elementi vegetali – detriti di una società che accelera inesorabilmente verso il proprio collasso – sono i soggetti ricorrenti nei suoi lavori. Attingendo da inconsce reminiscenze che emergono sotto forma di libere associazioni, Martinucci invita lo spettatore ad esplorare mondi indefiniti e sospesi, nuovi spazi entro cui maturare una maggiore consapevolezza del proprio io interiore.
Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive presso: IIC Los Angeles (2022); IUNO, Roma (2022); Renata Fabbri, Milano (2022, 2021 e 2019); VUNU Gallery, Kosice (2020); ZETA Contemporary Art Center, Tirana (2021); Tang Contemporary Art, Hong Kong (2020); In De Ruimte, Gent (2019); Palazzo Reale, Milano (2019); FuturDome, Milano (2017); Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto (2017); Institut Français – Palazzo delle Stelline, Milano (2016); Mattatoio, Roma (2016); Palazzo delle Esposizioni, Roma (2012); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2012) e Fondazione Pastificio Cerere, Roma (2012). Nel 2020 Martinucci è tra i vincitori di Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere (MAECI-DGSP/MiC-DGCC), con l’opera Turbomondi (Melodia), una video installazione destinata alla collezione pubblica dell’Istituto Centrale per la Grafica, Roma. Ha preso parte a diversi progetti tra cui: Tonight we are young – New Italian Art, Triennale, Milano (2022); Fenomeno Pasquarosa, La Fondazione – Fondazione Nicola Del Roscio, Roma (2020); MANIFesta – Iniziative di II, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2021); Rereading the Archive, Fondazione ICA Milano (2022) e SPRINT, Spazio O’, Milano (2017).

Florian Roithmayr (Germania, 1976) esplora prassi, gestualità e tecniche che definiscono la pratica scultorea. Sperimentando e muovendosi tra svariati approcci e possibilità, l’artista opera per istigare e tracciare quelle trasformazioni materiali che scandiscono il processo creativo. Attraverso il proprio lavoro Roithmayr ambisce a registrare le conseguenze che un materiale produce su un altro catturando gli eventi inaspettati che caratterizzano la produzione artistica. Questo approccio potrebbe essere descritto come una sorta di micro-esplorazione, un percorso attraverso quei piccoli gesti ed avvenimenti che sono spesso considerati come marginali rispetto all’intero processo. L’opera segue quindi un’evoluzione organica, un iter in cui le tracce di una produzione o gli oggetti concepiti in relazione ad essa convergono in nuove potenziali traiettorie.
La sua opera è stata presentata in numerosi progetti personali all’interno di gallerie e istituzioni diverse, tra queste il Museum of Classical Archaeology, Cambridge (2018); Bloomberg Space, Londra (2017); Camden Arts Centre, Londra (2015); MOT International, Bruxelles (2015); Site Gallery, Sheffield (2014); Treignac Projet, Treignac, Francia (2013); Rowing Projects, Londra (2013). Ha partecipato a diverse mostre collettive presso Saatchi Gallery, Londra (2018); German Embassy, Londra (2017); CCA Derry/Londonderry, Irlanda del Nord (2016); Royal Academy of Art, Londra (2016); British School, Roma (2015); Wysing Art Center, Cambridge (2014); Zubludowicz Collection, Londra (2012), Galleria d’Arte Moderna, Torino (2009).
Florian Roithmayr (Germania, 1976) esplora prassi, gestualità e tecniche che definiscono la pratica scultorea. Sperimentando e muovendosi tra svariati approcci e possibilità, l’artista opera per istigare e tracciare quelle trasformazioni materiali che scandiscono il processo creativo. Attraverso il proprio lavoro Roithmayr ambisce a registrare le conseguenze che un materiale produce su un altro catturando gli eventi inaspettati che caratterizzano la produzione artistica. Questo approccio potrebbe essere descritto come una sorta di micro-esplorazione, un percorso attraverso quei piccoli gesti ed avvenimenti che sono spesso considerati come marginali rispetto all’intero processo. L’opera segue quindi un’evoluzione organica, un iter in cui le tracce di una produzione o gli oggetti concepiti in relazione ad essa convergono in nuove potenziali traiettorie.
La sua opera è stata presentata in numerosi progetti personali all’interno di gallerie e istituzioni diverse, tra queste il Museum of Classical Archaeology, Cambridge (2018); Bloomberg Space, Londra (2017); Camden Arts Centre, Londra (2015); MOT International, Bruxelles (2015); Site Gallery, Sheffield (2014); Treignac Projet, Treignac, Francia (2013); Rowing Projects, Londra (2013). Ha partecipato a diverse mostre collettive presso Saatchi Gallery, Londra (2018); German Embassy, Londra (2017); CCA Derry/Londonderry, Irlanda del Nord (2016); Royal Academy of Art, Londra (2016); British School, Roma (2015); Wysing Art Center, Cambridge (2014); Zubludowicz Collection, Londra (2012), Galleria d’Arte Moderna, Torino (2009).

- Bea Bonafini,
- Andrea Martinucci,
- Serena Vestrucci
14 – 16 Ottobre, 2022
Main Section
Pad. 12 – Booth H7
- Rebecca Ackroyd,
- Sophie Ko,
- Andrea Martinucci
13-15 Ottobre, 2018
Pad. 12 – Booth SC7
- Giovanni Kronenberg,
- Florian Roithmayr
5-7 Aprile, 2019
Established Contemporary
Pad. 3 – Gate 5 – Booth D02
- Vlatka Horvat,
- Florian Roithmayr
4 – 7 Ottobre, 2018
Booth 15
Ambika P3
University of Westminster,
35 Marylebone Road, Londra
NW1 5LS


