Renata Fabbri è lieta di presentare, per Artissima 2017, il progetto Quello che non è, un dialogo tra Vlatka Horvat (Čakovec, Croazia, 1974) e il duo artistico Goldschmied & Chiari (Milano, 1975; Roma, 1971). Vlatka Horvat e Goldschmied & Chiari si sono recentemente incontrate in galleria ed è nata un’immediata alchimia. Per Artissima duettano in un gioco di apparizioni e sparizioni, come se fosse il risultato dei trucchi illusionistici di un mago invisibile. Tra spettatore e oggetto si instaura un rapporto dialogico, una sorta di miraggio che non riesce a saturare l’avidità di analisi di una visione critica, una sorta di miraggio, ma rimane piuttosto sul piano impalpabile di una sottile intesa tra anime.

Con fumo, nebbia e sfocatura come soggetti, Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari presentano alcune Untitled Views, un’interessante e riuscita indagine che abbina la tecnica fotografica a superfici riflettenti, come gli specchi. L’idea chiave da cui traggono ispirazione è la capacità, tipica dei maghi, di distrarre lo spettatore dalla realtà oggettiva, manipolando la percezione di ciò che sta accadendo a favore di qualcosa di puramente immaginario. Illusionismo confermato dalle Scatole Magiche, realizzate in legno di noce, simili a quelle utilizzate in molti giochi di prestigio dove appaiono e scompaiono oggetti di uso comune come orologi, fazzoletti o monete. Sul palco il mago, attraverso l’illusione, la velocità e l’esperienza, catalizza l’attenzione del pubblico su alcuni elementi mentre nasconde qualcos’altro. Inganna lo spettatore, rendendolo cieco davanti alla scena e regalandogli un senso di innocenza e meraviglia.

Anche Vlatka Horvat crea qualcosa di magico. Le sue azioni fanno accadere le cose, facendole sembrare diverse da come appaiono in un primo momento attraverso l’uso di cose casuali. La sua è una sorta di magia che porta oggetti, corpi e immagini in uno stato di trasformazione, attraverso la fusione e la combinazione con altri elementi improbabili. La serie di collage The Past is Another Country sposta il punto di vista dello spettatore e lo invita a riflettere sul significato originario della fotografia. Se da un lato nelle opere di Goldschmied & Chiari c’è un senso di raffinatezza ed estetica e l’uso di materiali di alta qualità, dall’altro quelle di Vlatka Horvat sono caratterizzate da un’estetica “povera” e dall’uso di scarti, eccedenze, gesti irregolari, ma il suo linguaggio è più simile alla magia perché crea nuove declinazioni dei corpi e degli oggetti. Mirror Chair è un chiaro esempio di questo concetto, in quanto si tratta di un vero e proprio trucco di magia: una sedia a metà viene “riparata” con l’aggiunta di uno specchio, in modo che il corpo dello spettatore si divida a metà man mano che si avvicina all’opera.

Iscriviti alla mailing list per restare aggiornato sui nostri artisti, le mostre e gli eventi