- Vlatka Horvat,
- Tim Etchells,
- Sophie Ko
Artissima 2023
Oval, Lingotto Torino
2–5 novembre 2023
Main Section
Hall Orange, Stand 12
Artissima 2023, TorinoVeduta dello stand Renata Fabbri: Main Section: corridoio arancione, stand 12. Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, Phases of the Moon I-VIII, 2023Ceramica smaltata, multistrato di betulla, dimensioni variabili. Foto: Mattia Mognetti
Artissima 2023, TorinoVeduta dello stand Renata Fabbri: Main Section: corridoio arancione, stand 12. Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, End in Sight (01-07), 2017.Collage di stampa Giclée su carta Hahnemüle Photo Rag, nastro adesivo. 52x39,7 cm (ognuna). Foto: Mattia Mognetti
Sophie Ko, Geografia Temporale. Una stella, frammento IV, 2023Pigmento puro, frammenti di ali di farfalla, cenere di immagini bruciate. 96×150 cm. Foto: Mattia Mognetti
Tim Etchells, Suddenly (Night), 2023Neon, 91×111 cm. Foto: Mattia Mognetti
Sophie Ko, Geografia Temporale. Caccia alle farfalle, 2023.Pigmento puro, frammenti di ali di farfalla, cenere di immagini bruciate, 100 cm (∅). Foto: Mattia Mognetti
Sophie Ko, Geografia Temporale. Una stella, frammento IV, 2023Pigmento puro, frammenti di ali di farfalla, cenere di immagini bruciate. 96×150 cm. Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, End in Sight (01-07), 2017.Collage di stampa Giclée su carta Hahnemüle Photo Rag, nastro adesivo. 52x39,7 cm (ognuna). Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, Phases of the Moon I-VIII, 2023Ceramica smaltata, multistrato di betulla, dimensioni variabili. Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, And Counting (Six), 2022Orologio modificato, corda in gomma di silicone, 33,5×33,5×6,5 cm. Foto: Mattia Mognetti
Tim Etchells, Suddenly (Morning), 2023Neon, 91×111 cm. Foto: Mattia Mognetti
Tim Etchells, Suddenly (Night), 2023Neon, 91×111 cm. Foto: Mattia Mognetti
Vlatka Horvat, Tree Line (with Sparkles), 2017Stampa inkjet montata su MDF, gommapiuma, gel acrilico, 19,7x25 cm
Vlatka Horvat, Tree Line (with Edges), 2017Stampa inkjet montata su MDF, cartone a due strati, gel acrilico, 19,7x25 cm
Vlatka Horvat, Tree Line (with Shapes), 2017Stampa inkjet montata su MDF, legno, gel acrilico, 19,7x25 cm
Vlatka Horvat, Tree Line (with Mesh), 2017Stampa inkjet montata su MDF, rete di plastica, gel acrilico, 19,7x26,5 cm
Vlatka Horvat (Čakovec, Croazia, 1974) indaga i rapporti precari tra i corpi, gli oggetti, il contesto urbano e la natura, ridisegnando e immaginando i confini fisici, sociali, psicologici e ambientali che si sperimentano nella vita quotidiana. La sua pratica esplora il modo in cui le cose occupano, negoziano e condividono lo spazio e come i gesti di organizzazione e riorganizzazione delle relazioni spaziali svolgano anche un certo riordino delle dinamiche sociali. Horvat è particolarmente interessata a ciò che lei stessa considera come un insieme di relazioni disordinate, “problematiche” o disfunzionali, in cui elementi come l’equilibrio o la stabilità vengono compromessi e dove la funzione consolidata/abituale degli oggetti viene messa scherzosamente in discussione. Affrontando le possibilità di trasformazione e cambiamento, le sue opere rivelano una certa qualità speculativa o propositiva. L’artista mette spesso in atto alcuni rovesciamenti e inversioni dell’ordine spaziale e sociale stabilito, coinvolgendo oggetti, materiali, corpi, immagini ed elementi dell’architettura, ed inviando a ripensare la nozione di “limite” o di “margine.” In questo modo, molti dei progetti di Horvat sono organizzati intorno ad una serie di restrizioni autoimposte, una sorta di cornice basata su regole all’interno della quale si svolge un’attività. L’artista cerca di mettere in scena un incontro tra il suo sistema di regole e l’attività aperta, giocosa e improvvisata che si svolge al suo interno.
Vlatka Horvat vive e lavora a Londra, dove si è trasferita dopo aver vissuto venti anni negli Stati Uniti. Ha conseguito una laurea triennale in Teatro al Columbia College di Chicago, un master in Performance Studies presso la Northwestern University, Evanston, Illinois e un dottorato di ricerca alla Roehampton University di Londra.
Tra le mostre personali: PEER, Londra (2022); GAEP Gallery, Bucarest (2020); Museo di Arte Contemporanea, Zagabria (2018); Renata Fabbri, Milano (2017 and 2023); Museums Sheffield (2017); Wilfried Lentz, Rotterdam (2016); CAPRI Raum, Düsseldorf (2016); Zak | Branicka Gallery, Berlino (2015 e 2011); MMC Multimedia Centre, Pula (2014); Galerija SC, Zagabria (2014); Disjecta Contemporary Art Center, Oregon (2013); annex14, Zurigo (2013 e 2012); Boston University Art Gallery (2012); Rachel Uffner Gallery, New York (2012); Bergen Kunsthall (2011); The Kitchen, New York (2009) e Galerija Nova, Zagabria (2005), tra le altre.
Tra i recenti progetti commissionati: PUBLICS (Helsinki), Kunsthalle Wien, il festival Zurcher Theater Spektakel, il Padiglione della Croazia alla 16ª Biennale di Architettura di Venezia, un’opera di tre mesi per il programma “Art in the Public Space” della Città di Zurigo, una serie di eventi in un negozio di fiori dismesso per VOLT (Bergen) e installazioni per il Bard Center for Curatorial Studies (NY), Bunkier Sztuki (Cracovia), Marta Herford Museum (Herford), Kunsthalle Osnabrück, il 53° Salon d’Ottobre (Belgrado), Stroom (L’Aia), “Greater New York” al MoMA PS1 (NYC), MGLC e Galerija Škuc (entrambi a Lubiana), la Triennale di Aichi (Nagoya) e la 11ª Biennale di Istanbul.
Le performance di Horvat sono state presentate in numerosi spazi e festival, tra cui: LIFT –London International Festival of Theatre, KAAI Studios (Bruxelles), HAU Hebbel am Ufer (Berlino),Fondation Cartier (Parigi), KunstFestSpiele Herrenhausen (Hannover), INKONST (Malmo),Tanzquartier Wien (Vienna), Malta Festival (Poznan), Teatro Maria Matos (Lisbon), Meteor Festival (Bergen), PACT Zollverein (Essen), Haus der Kulturen der Welt (Berlino), Frascati (Amsterdam), Alkantara Festival (Lisbona), Tanzquartier Wien (Vienna), Clockshop e Outpost for Contemporary Art (entrambe Los Angeles), Jerusalem Show (Jerusalem and Ramallah).
Horvat è docente di Belle Arti al Central Saint Martins a Londra.
Vlatka Horvat (Čakovec, Croazia, 1974) indaga i rapporti precari tra i corpi, gli oggetti, il contesto urbano e la natura, ridisegnando e immaginando i confini fisici, sociali, psicologici e ambientali che si sperimentano nella vita quotidiana. La sua pratica esplora il modo in cui le cose occupano, negoziano e condividono lo spazio e come i gesti di organizzazione e riorganizzazione delle relazioni spaziali svolgano anche un certo riordino delle dinamiche sociali. Horvat è particolarmente interessata a ciò che lei stessa considera come un insieme di relazioni disordinate, “problematiche” o disfunzionali, in cui elementi come l’equilibrio o la stabilità vengono compromessi e dove la funzione consolidata/abituale degli oggetti viene messa scherzosamente in discussione. Affrontando le possibilità di trasformazione e cambiamento, le sue opere rivelano una certa qualità speculativa o propositiva. L’artista mette spesso in atto alcuni rovesciamenti e inversioni dell’ordine spaziale e sociale stabilito, coinvolgendo oggetti, materiali, corpi, immagini ed elementi dell’architettura, ed inviando a ripensare la nozione di “limite” o di “margine.” In questo modo, molti dei progetti di Horvat sono organizzati intorno ad una serie di restrizioni autoimposte, una sorta di cornice basata su regole all’interno della quale si svolge un’attività. L’artista cerca di mettere in scena un incontro tra il suo sistema di regole e l’attività aperta, giocosa e improvvisata che si svolge al suo interno.
Vlatka Horvat vive e lavora a Londra, dove si è trasferita dopo aver vissuto venti anni negli Stati Uniti. Ha conseguito una laurea triennale in Teatro al Columbia College di Chicago, un master in Performance Studies presso la Northwestern University, Evanston, Illinois e un dottorato di ricerca alla Roehampton University di Londra.
Tra le mostre personali: PEER, Londra (2022); GAEP Gallery, Bucarest (2020); Museo di Arte Contemporanea, Zagabria (2018); Renata Fabbri, Milano (2017 and 2023); Museums Sheffield (2017); Wilfried Lentz, Rotterdam (2016); CAPRI Raum, Düsseldorf (2016); Zak | Branicka Gallery, Berlino (2015 e 2011); MMC Multimedia Centre, Pula (2014); Galerija SC, Zagabria (2014); Disjecta Contemporary Art Center, Oregon (2013); annex14, Zurigo (2013 e 2012); Boston University Art Gallery (2012); Rachel Uffner Gallery, New York (2012); Bergen Kunsthall (2011); The Kitchen, New York (2009) e Galerija Nova, Zagabria (2005), tra le altre.
Tra i recenti progetti commissionati: PUBLICS (Helsinki), Kunsthalle Wien, il festival Zurcher Theater Spektakel, il Padiglione della Croazia alla 16ª Biennale di Architettura di Venezia, un’opera di tre mesi per il programma “Art in the Public Space” della Città di Zurigo, una serie di eventi in un negozio di fiori dismesso per VOLT (Bergen) e installazioni per il Bard Center for Curatorial Studies (NY), Bunkier Sztuki (Cracovia), Marta Herford Museum (Herford), Kunsthalle Osnabrück, il 53° Salon d’Ottobre (Belgrado), Stroom (L’Aia), “Greater New York” al MoMA PS1 (NYC), MGLC e Galerija Škuc (entrambi a Lubiana), la Triennale di Aichi (Nagoya) e la 11ª Biennale di Istanbul.
Le performance di Horvat sono state presentate in numerosi spazi e festival, tra cui: LIFT –London International Festival of Theatre, KAAI Studios (Bruxelles), HAU Hebbel am Ufer (Berlino),Fondation Cartier (Parigi), KunstFestSpiele Herrenhausen (Hannover), INKONST (Malmo),Tanzquartier Wien (Vienna), Malta Festival (Poznan), Teatro Maria Matos (Lisbon), Meteor Festival (Bergen), PACT Zollverein (Essen), Haus der Kulturen der Welt (Berlino), Frascati (Amsterdam), Alkantara Festival (Lisbona), Tanzquartier Wien (Vienna), Clockshop e Outpost for Contemporary Art (entrambe Los Angeles), Jerusalem Show (Jerusalem and Ramallah).
Horvat è docente di Belle Arti al Central Saint Martins a Londra.

Tim Etchells (Regno Unito, 1962) vive e lavora tra Londra e Sheffield. La sua pratica si snoda tra il contesto privato e quello dello spazio pubblico, abbracciando performance, video, disegni e affrontando tematiche legate all’identità contemporanea, al rapporto con la fiction e i media, e ai limiti della rappresentazione soprattutto per quanto concerne il linguaggio. Nella vasta gamma del suo lavoro l’artista utilizza mezzi forti, semplici e talvolta ironici per approdare a idee profonde. Etchells ha prodotto commissioni per spazi pubblici a livello internazionale.
Il suo lavoro è stato presentato presso La Triennale di Milano; Tate Modern, Londra; Hayward Gallery, Londra; Gasworks, Londra; Bloomberg SPACE, Londra; Turner Contemporary, Margate; BALTIC, Gateshead; Plymouth Arts Centre, Plymouth; Kunsthalle Wein, Vienna; Kunstverein Braunschweig; Kunsthalle Mainz, Mainz; Jakopič Gallery, Ljubljana; Bunkier Sztuki, Krakow; Folkestone Triennial, Folkestone; Gotenburg International Biennale; Manifesta 7, Rovereto, tra le altre.
L’artista ha lavorato in contesti differenti, in particolare come leader del gruppo di performance Forced Entertainment di Sheffield, collaborando con molti musicisti, artisti e performer, tra cui Meg Stuart/Damaged Goods, Marino Formenti, Taus Mahakacheva, Vlatka Horvat, Ant Hampton, Aisha Orazbayeva and Elmgreen & Dragset. Etchells è attualmente professore di Performance & Writing presso la Lancaster University.
Tim Etchells (Regno Unito, 1962) vive e lavora tra Londra e Sheffield. La sua pratica si snoda tra il contesto privato e quello dello spazio pubblico, abbracciando performance, video, disegni e affrontando tematiche legate all’identità contemporanea, al rapporto con la fiction e i media, e ai limiti della rappresentazione soprattutto per quanto concerne il linguaggio. Nella vasta gamma del suo lavoro l’artista utilizza mezzi forti, semplici e talvolta ironici per approdare a idee profonde. Etchells ha prodotto commissioni per spazi pubblici a livello internazionale.
Il suo lavoro è stato presentato presso La Triennale di Milano; Tate Modern, Londra; Hayward Gallery, Londra; Gasworks, Londra; Bloomberg SPACE, Londra; Turner Contemporary, Margate; BALTIC, Gateshead; Plymouth Arts Centre, Plymouth; Kunsthalle Wein, Vienna; Kunstverein Braunschweig; Kunsthalle Mainz, Mainz; Jakopič Gallery, Ljubljana; Bunkier Sztuki, Krakow; Folkestone Triennial, Folkestone; Gotenburg International Biennale; Manifesta 7, Rovereto, tra le altre.
L’artista ha lavorato in contesti differenti, in particolare come leader del gruppo di performance Forced Entertainment di Sheffield, collaborando con molti musicisti, artisti e performer, tra cui Meg Stuart/Damaged Goods, Marino Formenti, Taus Mahakacheva, Vlatka Horvat, Ant Hampton, Aisha Orazbayeva and Elmgreen & Dragset. Etchells è attualmente professore di Performance & Writing presso la Lancaster University.

Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.
Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.

- Sophie Ko
Scuderie e Parco del Castello di Miramare, Trieste
6 dicembre 2024 – 9 novembre 2025
A cura di Melania Rossi
- Vlatka Horvat,
- Serena Vestrucci
Sez. Monologue/Dialogue
Corridoio Pink B – Stand 22
1-3 novembre, 2024
VIP Preview: giovedì 31 ottobre
OVAL, Lingotto Fiere
Via Giacomo Mattè Trucco 70, Torino
- Vlatka Horvat
Padiglione Croazia
60º Esposizione Internazionale d’Arte
La Biennale di Venezia
20 aprile – 24 novembre 2024
A cura di Antonia Majaca
- Vlatka Horvat
PEER Gallery, Londra, UK
4 febbraio – 2 aprile 2022


























