- Sophie Ko,
- Serena Vestrucci,
- Giovanni Kronenberg
Archiviale_001
Museo del Novecento, Milano
10 aprile – 30 giugno 2024
A cura di Mariuccia Casadio
Renata Fabbri è parte di Archiviale_001. Promosso dalla Milano Art Community, in partnership con Gucci e a cura di Mariuccia Casadio, questo progetto è il primo capitolo di una ricerca che intende ricostruire oltre settant’anni di storia delle gallerie private di Milano con le loro scelte artistiche, le relazioni internazionali, gli eventi d’avanguardia, gli incontri con gli artisti. Archiviale_001 è ospitato negli spazi degli Archivi del Novecento, al 4° piano del Museo del Novecento.
Dal 10 aprile al 30 giugno 2024.
Per maggiori informazioni milanoartcommunity.it
Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.
Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Al centro della ricerca dell’artista c’è il concetto di tempo che viene esplorato nella sua forte relazione simbolica con i materiali utilizzati – per lo più ceneri di immagini bruciate e pigmenti puri – e le immagini create. Il mutamento e l’instabilità dei materiali in relazione allo scorrere del tempo sono dunque alcune delle costanti della sua ricerca artistica. Le Geografie temporali, ad esempio, costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. Concepita attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, questa serie di opere mette in scena “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo.” Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.
Tra le mostre personali: Renata Fabbri, Milano (2015, 2018 e 2023); Contemporary Locus, Bergamo (2023); Postmasters Roma, con Marta Kucsora (2023); Museo Marino Marini, Firenze (2022); EAST Galerie, Strasburgo (2022); Galleria de’ Foscherari, Bologna (2016 e 2021–22); BUILDINGBOX, Milano (2021); BUILDING Gallery, Milano (2020); Ca’Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia (2019); The OpenBox, Milano (2018). Le recenti mostre collettive includono: Palazzo Ducale di Gubbio (2022); Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (2021); Albergo delle Povere, Palermo (promossa da RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo) (2021); Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna (2021); MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (2021) e Renata Fabbri, Milano (2020), tra le altre. Nel 2016 Sophie Ko ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone.

Permeate da una sottile ironia verso la contemporaneità, le opere di Serena Vestrucci (Milano, 1986) sondano l’ovvietà delle piccole cose, dando voce a ciò che spesso è nascosto, dimenticato o messo in secondo piano. Attraverso un linguaggio giocoso, ma diretto e provocatorio, l’artista eleva l’ambiguità a elemento fondante per una comprensione più accurata della realtà.
Vestrucci ha esposto il proprio lavoro in mostre personali presso numerose istituzioni italiane tra cui: Casa Gramsci, Torino; Galleria Renata Fabbri, Milano; Galleria FuoriCampo, Siena; Galleria d’Arte Moderna, Verona; Museo Archeologico Salinas, Palermo; Marsèlleria Permanent Exhibition, Milano; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; Galleria Ottozoo, Milano. Tra le mostre collettive: Palazzo Ducale, La Biennale di Gubbio; Palazzo Merulana, Roma; Palazzo Grillo, Genova; Museo MAXXI, Roma; Fondazione Stefan Gierowski, Varsavia; Fondazione Made in Cloister, Napoli; Fondazione Imago Mundi, Treviso; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; Palazzo Reale, Milano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Galleria d’Arte Moderna, Milano; Palazzo Del Medico, Carrara; Casa Testori, Novate Milanese; Blitz, Valletta, Malta; IIC, New York; IIC, Londra; IIC, Varsavia; IIC, Cracovia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; FRISE Künstlerhaus, Amburgo; Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno; Stedelijk Museum, ‘S–Hertogenbosch. Nel 2017 vince la diciottesima edizione del Premio Cairo e viene selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente nell’ambito della commissione di arte pubblica ArtLine Milan
Permeate da una sottile ironia verso la contemporaneità, le opere di Serena Vestrucci (Milano, 1986) sondano l’ovvietà delle piccole cose, dando voce a ciò che spesso è nascosto, dimenticato o messo in secondo piano. Attraverso un linguaggio giocoso, ma diretto e provocatorio, l’artista eleva l’ambiguità a elemento fondante per una comprensione più accurata della realtà.
Vestrucci ha esposto il proprio lavoro in mostre personali presso numerose istituzioni italiane tra cui: Casa Gramsci, Torino; Galleria Renata Fabbri, Milano; Galleria FuoriCampo, Siena; Galleria d’Arte Moderna, Verona; Museo Archeologico Salinas, Palermo; Marsèlleria Permanent Exhibition, Milano; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; Galleria Ottozoo, Milano. Tra le mostre collettive: Palazzo Ducale, La Biennale di Gubbio; Palazzo Merulana, Roma; Palazzo Grillo, Genova; Museo MAXXI, Roma; Fondazione Stefan Gierowski, Varsavia; Fondazione Made in Cloister, Napoli; Fondazione Imago Mundi, Treviso; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; Palazzo Reale, Milano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Galleria d’Arte Moderna, Milano; Palazzo Del Medico, Carrara; Casa Testori, Novate Milanese; Blitz, Valletta, Malta; IIC, New York; IIC, Londra; IIC, Varsavia; IIC, Cracovia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; FRISE Künstlerhaus, Amburgo; Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno; Stedelijk Museum, ‘S–Hertogenbosch. Nel 2017 vince la diciottesima edizione del Premio Cairo e viene selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente nell’ambito della commissione di arte pubblica ArtLine Milan

Il lavoro di Giovanni Kronenberg (Milano, 1974, vive e lavora a Milano) si compone prevalentemente di disegni e sculture: manufatti e reperti naturali insoliti o rari – rocce e pietre, minerali e cristalli preziosi, corna, ossa, pellicce, spugne marine e uova di struzzo – che l’artista definisce come “non consumati dagli sguardi.” Spesso oggetti di collezionismo, Kronenberg interviene su di essi con inserimenti e trasformazioni che mettono in dialogo tempi distanti e in nessun caso raggiungibili tra loro. Attraverso operazioni come la torsione, l’occlusione, la sostituzione, la sovrapposizione, ma anche, all’opposto, mediante interventi lievi e temporanei, l’artista crea oggetti inaspettati dall’aspetto eccentrico, magnetico e al tempo stesso perturbante. La costruzione di una “grammatica combinatoria” è l’operazione alla base del suo lavoro: un linguaggio che opera sulla lenta sedimentazione di qualità evocative che gli oggetti possiedono di per sé e sulla successiva alterazione di quelle stesse qualità attraverso forme di intrusione. Questo rapporto tra gli oggetti e la realtà, per lo più ambiguo e sfuggente, costituisce una chiave d’accesso anche ai disegni, in cui l’immagine, sospesa in una dimensione astratta, dà vita a uno spazio senza riferimenti che sembra tradurre la presenza della figura in una specie di epifania o apparizione.
Tra le mostre personali: z2o Sara Zanin, Roma (2016, 2019 e 2022); Renata Fabbri, Milano (2017 e 2020); Quartz Studio, Torino (2020); Galleria Fuoricampo, Siena/Bruxelles (2014) e Studio Guenzani, Milano (2006, 2007 e 2012). Kronenberg ha esposto in mostre collettive in gallerie private e musei, tra cui: Museo Civico Villa La Rinchiostra, Massa (2021); Museo Diocesano, Foligno (2021); z2o Sara Zanin, Roma (2020); Renata Fabbri, Milano (2020); Museo Civico Medievale di Bologna (2020); Basilica Palladiana, Vicenza (2013); MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2012); Istituto Polacco di cultura, Roma (2012); Nomas Foundation, Roma (2012); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2011); Castello Colonna di Genazzano, Genazzano (2010); Peep-Hole, Milano (2009 e 2010); Museo D’Arte Contemporanea Lugano (2009); MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma (2007); Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone (2008); Arte all’Arte X, San Gimignano (2005); Viafarini, Milano (2004 e 2005) e Fondazione Antonio Ratti, Como (2003).
Il lavoro di Giovanni Kronenberg (Milano, 1974, vive e lavora a Milano) si compone prevalentemente di disegni e sculture: manufatti e reperti naturali insoliti o rari – rocce e pietre, minerali e cristalli preziosi, corna, ossa, pellicce, spugne marine e uova di struzzo – che l’artista definisce come “non consumati dagli sguardi.” Spesso oggetti di collezionismo, Kronenberg interviene su di essi con inserimenti e trasformazioni che mettono in dialogo tempi distanti e in nessun caso raggiungibili tra loro. Attraverso operazioni come la torsione, l’occlusione, la sostituzione, la sovrapposizione, ma anche, all’opposto, mediante interventi lievi e temporanei, l’artista crea oggetti inaspettati dall’aspetto eccentrico, magnetico e al tempo stesso perturbante. La costruzione di una “grammatica combinatoria” è l’operazione alla base del suo lavoro: un linguaggio che opera sulla lenta sedimentazione di qualità evocative che gli oggetti possiedono di per sé e sulla successiva alterazione di quelle stesse qualità attraverso forme di intrusione. Questo rapporto tra gli oggetti e la realtà, per lo più ambiguo e sfuggente, costituisce una chiave d’accesso anche ai disegni, in cui l’immagine, sospesa in una dimensione astratta, dà vita a uno spazio senza riferimenti che sembra tradurre la presenza della figura in una specie di epifania o apparizione.
Tra le mostre personali: z2o Sara Zanin, Roma (2016, 2019 e 2022); Renata Fabbri, Milano (2017 e 2020); Quartz Studio, Torino (2020); Galleria Fuoricampo, Siena/Bruxelles (2014) e Studio Guenzani, Milano (2006, 2007 e 2012). Kronenberg ha esposto in mostre collettive in gallerie private e musei, tra cui: Museo Civico Villa La Rinchiostra, Massa (2021); Museo Diocesano, Foligno (2021); z2o Sara Zanin, Roma (2020); Renata Fabbri, Milano (2020); Museo Civico Medievale di Bologna (2020); Basilica Palladiana, Vicenza (2013); MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2012); Istituto Polacco di cultura, Roma (2012); Nomas Foundation, Roma (2012); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2011); Castello Colonna di Genazzano, Genazzano (2010); Peep-Hole, Milano (2009 e 2010); Museo D’Arte Contemporanea Lugano (2009); MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma (2007); Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone (2008); Arte all’Arte X, San Gimignano (2005); Viafarini, Milano (2004 e 2005) e Fondazione Antonio Ratti, Como (2003).

- Sophie Ko,
- Serena Vestrucci,
- Lulù Nuti
3-5 Febbraio, 2023
Main Section
Pad. 25 – Booth B27
- Sophie Ko,
- Giovanni Kronenberg
1-3 Aprile, 2022
Established
Pad. 3 – Booth B07
- Giovanni Kronenberg,
- Margherita Moscardini,
- Serena Vestrucci
5 – 7 Novembre, 2021
Main Section
Corridor Dark Blue 9
- Sophie Ko,
- Giovanni Kronenberg
13-15 Aprile, 2018
Pad. 3 – Booth D02


