- Gaia De Megni
ODEON
Renata Fabbri è lieta di annunciare Odeon, la prima mostra personale in galleria di Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993), parte della programmazione della project room Sotto. Il progetto espositivo riunisce una selezione di lavori scultorei e fotografici in dialogo con la performance Il mito dell’Eroe (2021), presentata in esclusiva la sera dell’inaugurazione della mostra.
Muovendosi fra medium eterogenei, fra i quali scultura, installazione, video e performance, il lavoro di Gaia De Megni analizza le possibilità di un’immagine, attraverso la frantumazione dell’immaginario occidentale e le sue rappresentazioni. Ad attrarre l’attenzione dell’artista sono, in modo particolare, le immagini in movimento, a partire dalle quali De Megni individua matrici individuali e collettive. Attingendo dal linguaggio cinematografico storico e contemporaneo, così come dai mezzi di comunicazione digitali, il suo lavoro si interroga su un possibile equilibrio fra assenza e presenza, monumento e movimento, rappresentazione e realtà, attraverso processi di decostruzione e riformulazione di codici visivi e verbali.
Ricorrente, nella sua produzione, è l’indagine sul contesto militare e le sue ritualità, dal quale De Megni riprende simboli e paradigmi estetici, come armi, distintivi e uniformi – o ancora – specifiche gestualità o posture, rielaborandole in forma scultorea e performativa. In questo modo, ruoli e azioni legati a un’idea di offesa e difesa, sono nei lavori dell’artista decontestualizzati e svuotati di ogni simbologia d’appartenenza o intento spettacolarizzante. Restano gestualità reiterate, andature lente e prolungate, dispositivi disfunzionali, costumi di scena: il risultato di un’operazione di astrazione e frammentazione del contenuto originario atto a formulare nuove interpretazioni e relazioni di senso.
Riprendendo elementi tipici della performance militare, del cinema e dell’architettura teatrale, la mostra concepita per gli spazi della galleria Renata Fabbri interroga l’archetipo dell’eroe, operando sulla storia e le sue rappresentazioni, per decostruirne la retorica in favore di una soggettività che non ha provenienza, razza né tantomeno genere (Marco Scotini). La performance Il mito dell’eroe (2021) – che rievoca la tipica “marcia sul posto” da parte di un attore travestito in abiti militari – rappresenta il preludio di una serie di opere che, al limite fra finzione e realtà, interrogano narrative univoche e dominanti radicate nella cultura mediatica. Guardando alla struttura architettonica dell’Odeon greco e ai suoi molteplici utilizzi nel corso della storia – teatro e al tempo stesso piazza d’armi – De Megni riflette sulla teatralizzazione della violenza come metafora sociale del contemporaneo.
Renata Fabbri è lieta di annunciare Odeon, la prima mostra personale in galleria di Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993), parte della programmazione della project room Sotto. Il progetto espositivo riunisce una selezione di lavori scultorei e fotografici in dialogo con la performance Il mito dell’Eroe (2021), presentata in esclusiva la sera dell’inaugurazione della mostra.
Muovendosi fra medium eterogenei, fra i quali scultura, installazione, video e performance, il lavoro di Gaia De Megni analizza le possibilità di un’immagine, attraverso la frantumazione dell’immaginario occidentale e le sue rappresentazioni. Ad attrarre l’attenzione dell’artista sono, in modo particolare, le immagini in movimento, a partire dalle quali De Megni individua matrici individuali e collettive. Attingendo dal linguaggio cinematografico storico e contemporaneo, così come dai mezzi di comunicazione digitali, il suo lavoro si interroga su un possibile equilibrio fra assenza e presenza, monumento e movimento, rappresentazione e realtà, attraverso processi di decostruzione e riformulazione di codici visivi e verbali.
Ricorrente, nella sua produzione, è l’indagine sul contesto militare e le sue ritualità, dal quale De Megni riprende simboli e paradigmi estetici, come armi, distintivi e uniformi – o ancora – specifiche gestualità o posture, rielaborandole in forma scultorea e performativa. In questo modo, ruoli e azioni legati a un’idea di offesa e difesa, sono nei lavori dell’artista decontestualizzati e svuotati di ogni simbologia d’appartenenza o intento spettacolarizzante. Restano gestualità reiterate, andature lente e prolungate, dispositivi disfunzionali, costumi di scena: il risultato di un’operazione di astrazione e frammentazione del contenuto originario atto a formulare nuove interpretazioni e relazioni di senso.
Riprendendo elementi tipici della performance militare, del cinema e dell’architettura teatrale, la mostra concepita per gli spazi della galleria Renata Fabbri interroga l’archetipo dell’eroe, operando sulla storia e le sue rappresentazioni, per decostruirne la retorica in favore di una soggettività che non ha provenienza, razza né tantomeno genere (Marco Scotini). La performance Il mito dell’eroe (2021) – che rievoca la tipica “marcia sul posto” da parte di un attore travestito in abiti militari – rappresenta il preludio di una serie di opere che, al limite fra finzione e realtà, interrogano narrative univoche e dominanti radicate nella cultura mediatica. Guardando alla struttura architettonica dell’Odeon greco e ai suoi molteplici utilizzi nel corso della storia – teatro e al tempo stesso piazza d’armi – De Megni riflette sulla teatralizzazione della violenza come metafora sociale del contemporaneo.
Gaia De Megni, Amore Giovane, 2020Stampa inkjet, 67x120 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Untitled Screen, 2016Lastra incisa in granito Nero Assoluto Zimbabwe, 30x40x2,5 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Untitled Screen, 2016Lastra incisa in granito Nero Assoluto Zimbabwe, 30x40x2,5 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Untitled Screen, 2016Lastra incisa in granito Nero Assoluto Zimbabwe, 30x40x2,5 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Afelio, 2023Stampa inkjet, 49x28 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Afelio, 2023Stampa inkjet, 49x28 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Afelio, 2023Stampa inkjet, 49x28 cm. Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Afelio (prop), 2023Sagoma in vetro, 29x113x1 cm (ognuno). Foto: Mattia Mognetti.
Gaia De Megni, Afelio (props), 2023Sagome in vetro, 29x113x1 cm (ognuno). Foto: Mattia Mognetti.
- Matilde Sambo
- Serena Vestrucci
- Serena Vestrucci
L’opera Abbronzatissimi (2023) è entrata ufficialmente nella collezione permanente del Museo Santa Maria della Scala a Siena.
- Sophie Ko
Scuderie e Parco del Castello di Miramare, Trieste
6 dicembre 2024 – 9 novembre 2025
A cura di Melania Rossi
- Giovanni Kronenberg
A cura del Collettivo Curatoriale di studenti della Luiss Business School
COSMO Trastevere, Roma
Piazza di Sant’Apollonia, 13
18 dicembre 2024 – 15 gennaio 2025
Opening 18 dicembre, 19.30 – 22.30
- Giovanni Kronenberg
Palazzo Collicola, Spoleto
14 dicembre – 23 febbraio 2024
Inaugurazione sabato 14 dicembre, ore 11.30
A cura di Saverio Verini




































