Riguardo la mostra

In occasione della sua prima apertura, SOTTO presenta There is water sleeping at the bottom of each memory: un progetto che riunisce le ricerche delle artiste Jeanine Brito (1993), Linda Carrara (1984) e Lulù Nuti (1988). In mostra, al piano inferiore della galleria Renata Fabbri, una selezione di opere pittoriche e scultoree che esplorano l’atto dell’immersione – nell’intimità dei ricordi, nella materia che costituisce il mondo, nei luoghi che abitiamo – alludendo alla profondità del contesto espositivo in cui si inseriscono.

Scrive Gaston Bachelard in L’eau et les rêves (1942) – saggio che ispira il titolo della mostra – che “per sognare profondamente bisogna sognare con della materia”. Parole utilizzate dal filosofo francese per indicare il momento in cui l’immaginazione trasforma la materia di un elemento naturale – in questo caso, l’acqua – nella materia libera del sogno e della creazione artistica. Mettendo a confronto la diversità dei tre linguaggi espressivi, la mostra intende evidenziare il comune intento di trattenere e dare forma, attraverso il gesto artistico, a questo mutamento effimero e silente. Trasportandoci nel profondo del nostro subconscio, nel ventre del globo terrestre o ancora, nei recessi di paesaggi fisici e mentali, le opere in mostra indagano la natura liquida e onirica del pensiero, in un dialogo denso di affinità visive e rimandi concettuali.

In occasione della sua prima apertura, SOTTO presenta There is water sleeping at the bottom of each memory: un progetto che riunisce le ricerche delle artiste Jeanine Brito (1993), Linda Carrara (1984) e Lulù Nuti (1988). In mostra, al piano inferiore della galleria Renata Fabbri, una selezione di opere pittoriche e scultoree che esplorano l’atto dell’immersione – nell’intimità dei ricordi, nella materia che costituisce il mondo, nei luoghi che abitiamo – alludendo alla profondità del contesto espositivo in cui si inseriscono.

Scrive Gaston Bachelard in L’eau et les rêves (1942) – saggio che ispira il titolo della mostra – che “per sognare profondamente bisogna sognare con della materia”. Parole utilizzate dal filosofo francese per indicare il momento in cui l’immaginazione trasforma la materia di un elemento naturale – in questo caso, l’acqua – nella materia libera del sogno e della creazione artistica. Mettendo a confronto la diversità dei tre linguaggi espressivi, la mostra intende evidenziare il comune intento di trattenere e dare forma, attraverso il gesto artistico, a questo mutamento effimero e silente. Trasportandoci nel profondo del nostro subconscio, nel ventre del globo terrestre o ancora, nei recessi di paesaggi fisici e mentali, le opere in mostra indagano la natura liquida e onirica del pensiero, in un dialogo denso di affinità visive e rimandi concettuali.

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