Searching for myself through remote skins
Renata Fabbri è lieta di presentare Searching for myself through remote skins, un progetto curato da Bianca Baroni che riunisce il lavoro di nove artiste internazionali quali Rebecca Ackroyd, Gabriele Beveridge, Bea Bonafini, Irene Fenara, Beatrice Gibson, Lydia Gifford, Goldschmied & Chiari e Catherine Parsonage.
Ispirato dal celebre testo di Luce Irigaray Elogio del toccare, il titolo della mostra indica l’esperienza fisica dell’altro come premessa fondamentale nell’articolazione del sé. In alcuni dei passaggi più salienti che scandiscono questo breve trattato di Irigaray, l’autrice suggerisce infatti che il tatto non sottenda semplicemente l’incontro intimo con il prossimo, ma sia innanzitutto strumentale alla definizione della propria identità. Il processo di individuazione della propria natura attraverso un’esperienza propriamente tattile viene qui immaginato come un vero e proprio un percorso, un viaggio attraverso il paesaggio del corpo e il suo habitat sociale, due territori al contempo esotici e familiari. Partendo da alcune delle proposizioni chiave che scandiscono il contributo teorico di Irigaray, la presente mostra propone un dialogo tra pratiche artistiche che, incarnando linguaggi e ricerche differenti, manifestano una sensibilità condivisa rispetto al concetto di intimità.
Le opere in mostra sottendono approcci e prospettive diverse rispetto a tale concetto, mettendo in evidenza le reciprocità e contraddizioni che lo caratterizzano, sia all’interno della sfera personale e creativa di ciascuna autrice, che nel più ampio contesto culturale in cui ciascuna di esse opera. All’interno del progetto, l’esplorazione di tale dimensione tattile si manifesta nei gesti che definiscono il processo artistico. Al contempo si riflette nella scelta di materiali e oggetti concepiti in relazione al corpo e alle ritualità domestiche che lo coinvolgono. Tuttavia, la mostra si sviluppa anche lungo traiettorie diametralmente opposte, tali da ribaltare la presunta correlazione tra il tocco e l’articolarsi di un rapporto intimo. In alcune delle opere in mostra l’esperienza tattile viene infatti completamente astratta rispetto alla dimensione corporea per divenire pura suggestione. In certi casi la rappresentazione del corpo ricalca la simulazione di una fisicità – o meglio – la sensazione tattile di una superficie corporea. In altri casi tale rappresentazione si focalizza su un particolare aspetto del corpo che, alienato dalla totalità del proprio apparato, diviene fulcro di una composizione a sé stante.
Muovendosi così su diversi livelli concettuali e visivi, la mostra decostruisce ed immagina l’idea di intimità attraverso una negoziazione fluida tra la realtà del corpo e la sua erotizzazione, tra immaginari artistici e popolari, tra dimensione pubblica e privata, tra narrative storiche e fantascientifiche, tra la definizione del se’ e la sua dissoluzione attraverso lo spazio digitale.
Renata Fabbri è lieta di presentare Searching for myself through remote skins, un progetto curato da Bianca Baroni che riunisce il lavoro di nove artiste internazionali quali Rebecca Ackroyd, Gabriele Beveridge, Bea Bonafini, Irene Fenara, Beatrice Gibson, Lydia Gifford, Goldschmied & Chiari e Catherine Parsonage.
Ispirato dal celebre testo di Luce Irigaray Elogio del toccare, il titolo della mostra indica l’esperienza fisica dell’altro come premessa fondamentale nell’articolazione del sé. In alcuni dei passaggi più salienti che scandiscono questo breve trattato di Irigaray, l’autrice suggerisce infatti che il tatto non sottenda semplicemente l’incontro intimo con il prossimo, ma sia innanzitutto strumentale alla definizione della propria identità. Il processo di individuazione della propria natura attraverso un’esperienza propriamente tattile viene qui immaginato come un vero e proprio un percorso, un viaggio attraverso il paesaggio del corpo e il suo habitat sociale, due territori al contempo esotici e familiari. Partendo da alcune delle proposizioni chiave che scandiscono il contributo teorico di Irigaray, la presente mostra propone un dialogo tra pratiche artistiche che, incarnando linguaggi e ricerche differenti, manifestano una sensibilità condivisa rispetto al concetto di intimità.
Le opere in mostra sottendono approcci e prospettive diverse rispetto a tale concetto, mettendo in evidenza le reciprocità e contraddizioni che lo caratterizzano, sia all’interno della sfera personale e creativa di ciascuna autrice, che nel più ampio contesto culturale in cui ciascuna di esse opera. All’interno del progetto, l’esplorazione di tale dimensione tattile si manifesta nei gesti che definiscono il processo artistico. Al contempo si riflette nella scelta di materiali e oggetti concepiti in relazione al corpo e alle ritualità domestiche che lo coinvolgono. Tuttavia, la mostra si sviluppa anche lungo traiettorie diametralmente opposte, tali da ribaltare la presunta correlazione tra il tocco e l’articolarsi di un rapporto intimo. In alcune delle opere in mostra l’esperienza tattile viene infatti completamente astratta rispetto alla dimensione corporea per divenire pura suggestione. In certi casi la rappresentazione del corpo ricalca la simulazione di una fisicità – o meglio – la sensazione tattile di una superficie corporea. In altri casi tale rappresentazione si focalizza su un particolare aspetto del corpo che, alienato dalla totalità del proprio apparato, diviene fulcro di una composizione a sé stante.
Muovendosi così su diversi livelli concettuali e visivi, la mostra decostruisce ed immagina l’idea di intimità attraverso una negoziazione fluida tra la realtà del corpo e la sua erotizzazione, tra immaginari artistici e popolari, tra dimensione pubblica e privata, tra narrative storiche e fantascientifiche, tra la definizione del se’ e la sua dissoluzione attraverso lo spazio digitale.
info@renatafabbri.it
Lydia Gifford, Searching for myself through remote skins, 2018Cartoncino, cotone, telo, legno, chiodi, colla, argilla bianca, pittura a olio, acrilico, 78,5x87x50 cm.
Bea Bonafini, Slick Submissions, 2018Tappeto intarsiato, pastello su lana e nylon, 426×366 cm (dettaglio).
Bea Bonafini, Slick Submissions, 2018Tappeto intarsiato, pastello su lana e nylon, 426×366 cm (dettaglio).
Bea Bonafini, Slick Submissions, 2018Tappeto intarsiato, pastello su lana e nylon, 426x366 cm (dettaglio).
Beatrice Gibson, Agatha, 2012Colore, suono, 16 mm trasferito su Video HD, 14 minuti.
Catherine Parsonage, Untitled (for V.W), 2018Acrilico su tela, 28x35 cm.
Catherine Parsonage, Untitled (Ear painting), 2018Olio su tela, 110x200 cm.
Gabriele Beveridge, Perfect Clearance Towering, 2018Poster trovato, vetro soffiato a mano, elemento in acciaio, cornice d'artista, 39x62x23 cm.
Gabriele Beveridge, Skin for either one, 2017Poster trovato, granito, 50x83x7,5 cm.
Goldschmied & Chiari, Enjoy, 2006Scultura in resina di silicone, sfere di 10 cm di diametro, 2 metri.
Goldschmied & Chiari, Enjoy, 2006Scultura in resina di silicone, sfere di 10 cm di diametro, 2 metri.
Irene Fenara, Photo from surveillance camera, 2018Stampa digitale, 50x88,8 cm.
Irene Fenara, Photo from surveillance camera, 2018Stampa digitale, 50x88,8 cm (dettaglio).
Lydia Gifford, Harbour, 2018Tela, legno, chiodi, argilla bianca, colore a olio, acrilico, stringa, telo, 240x139x11 cm.
Lydia Gifford, Caps, 2018Carta satinata Somerset, gouache, carboncino, pastello morbido, 125x78 cm.
Rebecca Ackroyd, Husk 2017Carta satinata Somerset, gouache, carboncino, pastello morbido, 125x78 cm.
- Bea Bonafini
- Bea Bonafini
- Bea Bonafini
8 settembre — 24 novembre 2024
Sant Cugat del Vallè
Monastery of Sant Cuga
- Bea Bonafini
MAXXI L’AQUILA, Roma
3 dicembre 2023 – 3 marzo 2024
A cura di Bartolomeo Pietromarchi con Chiara Bertini e Fanny Borel
- Bea Bonafini
Triennale Milano
25 ottobre 2023 – 11 febbraio 2024
A cura di Damiano Gullì
Honorary Board: Francesco Bonami, Suzanne Hudson, Hans Ulrich Obrist
- Bea Bonafini,
- Lulù Nuti,
- Serena Vestrucci
Palazzo dei Consoli e Palazzo Ducale, Gubbio
15 ottobre 2023 – 30 aprile 2024
A cura di Spazio Taverna


















































