Artissima 2022

Artissima 2022

4-6 novembre 2022
3 novembre: preview (su invito)

Main Section 
Hall Red | Booth 11

Artisti:
Matthieu Haberard
Sophie Ko
Lulù Nuti

In occasione di Artissima 2022, Renata Fabbri è lieta di presentare un dialogo fra i lavori di Matthieu Haberard (Tolosa, 1991), Sophie Ko (Tblisi, 1981) e Lulù Nuti (Roma, 1988). Concepito e curato come una tripla personale, il progetto include una selezione di opere inedite che pongono a confronto il linguaggio scultoreo e l’utilizzo del medium pittorico, esplorandone le affinità e le potenzialità formali.

Spaziando fra linguaggi espressivi eterogenei, la pratica artistica di Matthieu Haberard indaga la soglia che separa il periodo dell’infanzia dall’età adulta: quel misterioso attraversamento interiore che intercorre fra il periodo della fanciullezza – teatro di scenari fantastici, metamorfosi, imprese titaniche e prodezze – e il raggiungimento del pieno sviluppo fisico e psichico dell’essere umano. È in questo limbo, ambiguo e carico di potenzialità, che la poetica di Haberard si concretizza, in bilico fra l’immaginario ingenuo dell’infante e l’ironica rappresentazione del reale. Attraverso uno sguardo ludico e sarcastico, Haberard dà vita a sculture ispirate all’universo dei giocattoli e realizzate artigianalmente con materiali di recupero come legno e cartone. Apparentemente a riposo, queste ultime si nutrono dell’immaginario cavalleresco e guerresco del Medioevo, rievocando simboli ed iconografie come maschere, spade, scudi, armature minuziosamente decorate. Desemantizzate e ricontestualizzate nel tempo presente, queste ultime ci ricordano del labile confine che sussiste fra il gioco e la violenza, l’innocenza e la malizia, il desiderio infantile e la disillusione che inevitabilmente incombe con l’entrata nella maturità. Portando arte e gioco sul medesimo piano, Haberard mette in guardia lo spettatore dalla violenza e dalle guerre quotidiane – sia esse fisiche, politiche, economiche e culturali – interrogandoci sul nostro ruolo di spettatori.

Attraverso l’utilizzo di polveri di pigmento puro e ceneri derivate dalla combustione di immagini di celebri opere della storia dell’arte, Sophie Ko da vita a potenti composizioni che sono al tempo stesso monumentali e fragili, inanimate nella loro astrazione e viventi nel loro inarrestabile divenire. Le Geografie temporali costituiscono l’esemplificazione di un’opera eternamente sospesa tra l’atto della creazione e quello della distruzione, in cui l’immagine è sottoposta a un continuo processo di modificazione attraverso il collasso lento e inesorabile della materia di cui è costituita. La forza di gravità che opera su quest’ultima trasforma la configurazione dell’opera creando al suo interno crepe, fratture e smottamenti: tracce che registrano il segno invisibile del trascorrere del tempo. Concepite attraverso una negoziazione concettuale e formale tra scultura e pittura, le opere di Sophie Ko mettono così in scena il rapporto esistente tra tempo e immagine: “un legame fatto di peso, di pressione, di gravità e di distruzione del tempo sulle immagini, ma anche di formazione, di profondità, di ritorno e rinascita rispetto al trascorrere del tempo”. Metafore pregnanti della caducità e mutevolezza dell’esistenza, esse ci ricordano della traiettoria di vita che tracciamo, parallela a un movimento di collasso, lento ma persistente.

A partire da un profondo rapporto con la materia, Lulù Nuti concepisce sculture e installazioni che interrogano i concetti di equilibrio, precarietà e cambiamento. La sua ricerca indaga i sentimenti di responsabilità e di impotenza che la nostra epoca provoca sull’essere umano, sulla percezione della realtà, sulla trasformazione delle abitudini e sul rapporto con la natura. Realizzate con materiali edili e duttili – cemento, gesso, ferro, bronzo, rame – le opere di Nuti si contraddistinguono per l’imprevedibilità della materia utilizzata, capace di generare conformazioni irregolari ed indefinite. Convinta che la materia sia dotata di una propria intelligenza in grado di oltrepassare i limiti del linguaggio, l’artista da vita a masse scultoree che ambiscono a ricostruire un rapporto più autentico con la natura e il mondo. Immergendosi nella materia, esplorandone le possibilità plastiche e le potenzialità evocative, Nuti fonde il proprio gesto al processo trasformativo di quest’ultima che, così “animata”, conserva e lascia emergere le informazioni di cui è custode. Evocative di narrazioni geologiche ed ancestrali, le opere di Nuti si offrono allo spettatore come ripensamenti del globo terrestre, il quale – svuotato, sezionato, ribaltato, plasmato e riprodotto “altrove” dall’artista – si apre a nuovi orizzonti, spazi e riconfigurazioni estetiche e concettuali, altri mondi e “modi di essere al mondo”.

BIOGRAFIE

Matthieu Haberard (Tolosa, 1991) vive e lavora a Parigi. Nel 2013 ha ottenuto il diploma in Belle Arti presso l’ISDAT di Tolosa e nel 2016 un Master in Belle Arti presso l’ENSBA di Parigi, Francia. Tra le recenti mostre personali si ricordano: Kids Fight, Gianni Manhattan, Vienna (2022); Malammore, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano (2021); Look Mom I Am a Wolf, L’assaut de la menuiserie, Saint-Étienne, Francia (2021); You Better Run, Vienna Contemporary, Gianni Manhattan, Vienna (2019); Sur la route après l’insomnie, Gianni Manhattan, Vienna (2017); Insomnia Market, ENSBA, Parigi (2016). Il suo lavoro è stato inoltre presentato in numerose mostre collettive, tra le quali: À la recherche de toujours, Palais des Beaux Arts, Parigi (2020); Piégé.e.s inextricablement dans la formulation d’une émotion, Galerie Hussenot, Parigi (2020); We can work it out, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano (2020); Quelqu’un d’autre t’aimera, Minimarket, Parigi (2019); Foaf, Bwa Gallery, Varsavia (2019); Ferver Dream, Gianni Manhattan, Vienna (2019); 100%, Halle de la Villette, Parigi (2019); Outside Our, Fondation Emerige, Parigi; The Dance of Atoms, a cura di Daiga Grantina, DOC, Parigi; Beaux Amis, Wendy Gallery, Parigi (2018); Nos Ombres Devant Nous, Fondation Ricard, Parigi (2017); e molte altre.

Sophie Ko (Tbilisi, 1981) vive e lavora a Milano. Le mostre personali includono: Alzarono gli occhi e avvertirono il cielo, EAST Galerie, Strasbourg, 2022; Andature II. Elisabetta di Maggio / Sophie Ko, Museo Marino Marini, Firenze, 2022; Il resto della terra, testo di Federico Ferrari e Domenico Brancale, Galleria de’Foscherari, Bologna, 2021/2022; The Shape of Gold. 9/12. Sophie Ko, Metaxu, a cura di Melania Rossi, BUILDINGBOX, Milano, 2021; Atti di resistenza, in Materie, spazi, visioni, testo di Andrea Pinotti, BUILDING, Milano, 2020; Sophie Ko. Geografie temporali, a cura di Elisabetta Barisoni e supportata da Galleria de’Foscherari, Ca’Pesaro- Galleria Internazionale d’arte Moderna, Venezia, 2019; Cadere, a cura di Francesca Pasini, Libreria delle donne, Milano, 2018; Sporgersi nella notte (Atto secondo), Renata Fabbri arte contemporanea, Milano, 2018; Sporgersi nella notte. Atto primo, San Martino, testo di Gaspare Luigi Marcone, The OpenBox, Milano, 2018; Terra. Geografie Temporali, a cura di Federico Ferrari, Galleria de’Foscherari, Bologna, 2016; Silva Imaginum, a cura di Federico Ferrari, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano, 2015. Le recenti mostre collettive includono: Segni elementari, mostra diffusa, Alberobello, Bari, direzione artistica di Francesco Carofigio, 2022; VISIBILIA, come rendere visibile l’invisibile, a cura di Isabella Puliafito, Palazzo Ducale di Gubbio, Gubbio, 2022; Paso doble. Dialoghi sul possibile, a cura di Pietro Gagliano, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, 2021; Blocks. Storie di dialoghi oltre i limiti, promossa da RISO-Museo regionale d’arte Moderna e Contemporanea di Palermo, a cura di Daniela Brignone e Daniela Brignone, Albergo delle Povere, 2021; Passages / Paysages a cura di Roberto Lacarbonara, Palazzo Barbò Torre Pallavicina, Bologna, 2021; Breve storia di una nuova prospettiva in pittura, a cura di Alberto Zanchetta, MAC Museo d’arte contemporanea di Lissone, 2021; We can work it out, Renata Fabbri arte contemporanea, 2020. Ha vinto il Gran Premio della Pittura al MAC di Lissone nel 2016.

Lulù Nuti è nata a Roma nel 1988, vive e lavora tra Parigi e Roma. Dopo essersi diplomata all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts de Paris nel 2012, ha esposto in Italia e all’estero in istituzioni pubbliche e private: Biwako Biennale (2012); MFW, MO.CO. Montpellier (2018); Istituto Italiano di Cultura, New Delhi (2019); Museo CAMUSAC, Cassino (2020); Villa Medici, Roma (2021); ha esposto in gallerie private tra cui Galleria Alessandra Bonomo, Roma (2021); Galerie Italienne, Parigi (2020); Studio La Città, Verona (2020). Tra le personali: la mostra site-specific Sistema nel sito archelogico delle Case Romane del Celio, Roma (2015); Terrain Amère, Galerie Chloé Salgado (Parigi (2021). Nel 2022 la sua opera in ferro forgiatoToo much heat, Nothing to eat è stata esposta in mostre itineranti presso Istituto Italiano di Cultura, New-York; Istituto Italiano di Cultura, Seoul; Changijang Museum of Contemporary Art, con il Progetto We Love Art, vision and creativity Made in Italy, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e CDP, curato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan. Ha preso parte a numerose residenze, tra cui The Owner’s Cabin, a bordo di una nave Cargo (Oceano Atlantico, 2017). Nel 2018 ha fondato con Pamela Pintus il duo LU.PA, identità artistica che opera soprattutto a traverso azioni performative e opere site-specific.